• default style
  • blue style
  • green style
  • red style
  • orange style
Mercoledì 19 Giu 2024
You are here: Home Poesie d'Autore Carducci, Giosuè Giosuè Carducci: 'Jaufré Rudel'
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Giosuè Carducci: 'Jaufré Rudel'

Stampa PDF

Giosuè Carducci

Jaufré Rudel



Dal Libano trema e rosseggia
Su 'l mare la fresca mattina:
Da Cipri avanzando veleggia
La nave crociata latina.
A poppa di febbre anelante
Sta il prence di Blaia, Rudello,
E cerca col guardo natante
Di Tripoli in alto il castello.

In vista a la spiaggia asïana
Risuona la nota canzone:
"Amore di terra lontana,
per voi tutto il cuore mi duol".
Il volo d'un grigio alcïone
Prosegue la dolce querela,
E sovra la candida vela
S'affligge di nuvoli il sol.

La nave ammaìna, posando
Nel placido porto. Discende
soletto e pensoso Bertrando,
La via per al colle egli prende.
Velato di funebre benda
Lo scudo di Blaia ha con sé:
Affretta al castel: "Melisenda
Contessa di Tripoli ov'è?

Io vengo messaggio d'amore,
Io vengo messaggio di morte:
Messaggio vengo io del signore
Di Blaia, Giaufredo Rudel.
Notizie di voi gli fûr porte,
V'amò vi cantò non veduta:
Ei viene e si muor. Vi saluta,
Signora, il poeta fedel."

La donna guardò lo scudiero
a lungo, pensosa in sembianti :
Poi surse, adombrò d'un vel nero
La faccia con gli occhi stellanti:
"Scudier – disse rapida – andiamo.
Ov'è che Giuafredo si muore?
Il primo al fedele richiamo
E l'ultimo motto d'amore."

Giacea sotto un bel padiglione
Giaufredo al cospetto del mare:
In nota gentil di canzone
Levava il supremo desir.
"Signor che volesti creare
Per me questo amore lontano,
Deh fà che a la dolce sua mano
Commetta l'estremo respir!"

Intanto col fido Bertrando
Veniva la donna invocata:
E l'ultima nota ascoltando
Pietosa ristè su l'entrata:
Ma presto, con mano tremante
Il velo gittando, scoprì
La faccia; ed al misero amante
" Giaufredo, – ella disse – son qui"

Voltossi, levossi co 'l petto
Su i folti tappeti il signore,
E fiso al bellissimo aspetto
Con lungo sospiro guardò.
" Son questi i begli occhi che amore
pensando promisemi un giorno?
È questa la fronte ove intorno
Il vago mio sogno volò?"

Sì come la notte di maggio
La luna da i nuvoli fuora
Diffonde il suo candido raggio
su 'l mondo che vegeta e odora,
Tal quella serena bellezza
Apparve al rapito amatore,
Un'altra divina dolcezza
Stillando al morente nel cuore.

"Contessa, che è mai la vita?
È l'ombra d'un sogno fuggente,
La favola breve è finita,
Il vero immortale è l'amor.
Aprite le braccia al dolente.
Vi aspetto al novissimo bando.
Ed or, Melisenda, accomando
A un bacio lo spirto che muor."

La donna su 'l pallido amante
Chinossi recandolo al seno,
Tre volte la bocca tremante
co 'l bacio d'amore baciò,
E il sole dal cielo sereno
Calando ridente ne l'onda
L'effusa di lei chioma bionda
su 'l morto poeta irraggiò.


(da 'Rime e Ritmi', Zanichelli, 1899 - Poesia datata 25 febbraio 1888)


[ FONTE ]


Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci (Valdicastello, 27 luglio 1835 – Bologna, 16 febbraio 1907)

[ Poeta, scrittore, critico letterario e accademico italiano. Dal 1860 al 1903 resse la cattedra di Letteratura Italiana all'Università di Bologna. Repubblicano e anticlericale, nel 1890 fu nominato senatore. Fu il primo italiano a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, nel 1906. ]


[ Premio Nobel 1906 ]

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione proprio. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin” ed attribuibili a Facebook, Twitter, Pinterest, Google, etc. Se accedi ad un qualunque elemento sottostante o chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie, in genere e nel sito e, sapere come disabilitarne l’uso, leggi l'Informativa sull’uso dei Cookie. Informativa Privacy e uso Cookie.

Accetto i Cookie da questo sito.

EU Cookie Information