Andrea Zanzotto: 'Io attesto'
Io attesto
Non a te nudo amore.
Non a te nudo monte
s'indirizza lo stelo d'oro
che la mia penna proietta nella sera.
In neon i lampi s'ingigliano.
Deneb – e la siringa nel nido d'acqua sterile.
Scandalo e campane
nella tetra città sotto monte.
Monte: ore dall'occhio d'osso
larghissime versi,
sapore stabile d'erbe, manto d'erbe,
miraggi amareggianti di fontane.
Vedi il fiore marcito in un riflesso.
Crolla sulle bandiere sulle piazze
la tua luce, di monte, luce volta
altrove,
il tuo peso il tuo canto
non ascoltato
non abitato.
Vedi il fiore in un brivido, surrexit.
Canfora e sangue da me
torpore, pavimento.
Altrove
io sordamente attesto,
io discendo dal mondo.
Il mio domani.
Tu (monte) distinto dal palpito
dei semafori incerti,
dio di deserti e di pieghe e di sere...
[ FONTE ]
Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011)
[ Poeta, italianista e partigiano italiano, tra i più importanti poeti del secondo Novecento. La sua poesia, che scava profondamente nella materia linguistica, è legata alle tracce e alle memorie del suo paese natio: "Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio". ]
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