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Lunedì 01 Mar 2021
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Títos Patríkios: 'Profughi politici a Roma nel 1970 e dopo'

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Títos Patríkios

Profughi politici a Roma nel 1970 e dopo



Vedevo tanti perseguitati nelle città
in cui sceglievo o ero costretto a vivere
ma più da vicino li conobbi a Roma
che ci accoglieva col suo abbraccio materno.
Eravamo tutti in fuga da fascismi uguali
compagni ma di lingue diverse, improvvisamente fratelli
con gli stessi punti di partenza,
le stesse prospettive divergenti,
e poi scoprivo sulla sponda opposta
uomini tormentati, con percorsi contrari,
in fuga da regimi che un tempo ammiravo.
Ne vedo ancor oggi chiaramente i volti
mentre di pochi ricordo ancora il nome:
Pedro, un poeta spagnolo, Manuel,
un disertore portoghese, l'iraniano Ahmat,
il colombiano Míro, il cileno Raúl,
il giornalista Andràs da Budapest,
il cubano Ignacio, la polacca Hanka,
la coppia anonima di studenti cechi.
Cambiavano i persecutori, aumentavano i perseguitati
parlavano continuamente dei loro Paesi lontani
costruendosi due o anche tre vite in terra straniera,
non so che cosa ne sia stato di loro, dove siano finiti.
Mi sono accorto in ritardo che anche noi
assumevamo il ruolo di persecutori,
naturalmente d'incidenza trascurabile,
perfino quando eravamo convinti
dell'importanza del nostro ruolo;
molto più tardi mi resi conto
che la grande persecutrice era sempre una
e in mezzo a noi c'era il vuoto
che imprevedibilmente aumentava o diminuiva.


(da 'La casa ed altre poesie' - Traduzione di Nicola Crocetti)


[ FONTE ]


Títos Patríkios (Atene, 21 maggio 1928)

[ Poeta e scrittore greco. Confinato per tre anni dalla dittatura militare sull'isola di Makronissos e poi esule a Parigi e Roma, ha trasposto nei suoi versi l'esperienza di prigionia ed esilio. La sua opera è critica verso il mondo ma ritiene necessaria la lotta in difesa dei valori anche attraverso la poesia. ]


[ CLICCA QUI PER LEGGERE ALCUNE CITAZIONI DI TÍTOS PATRÍKIOS ]

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