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Martedì 19 Nov 2019
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La Verla mi sedusse corteggiandomi nel roveto

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PREFAZIONE


La poesia di Claudio Malune è un inno al paesaggio, alla natura come fonte inesauribile di ispirazione, come somma di elementi che meglio di qualsiasi altro dato reale possono personificare i sentimenti e i desideri, le memorie, i sogni e le impressioni di un Io lirico in continuo divenire. La_verlaA tratti questa raccolta assume i toni diaristici di una confessione, di una lunga lettera d'amore destinata a chi può risolvere l'enigma, a chi conosce il codice per decifrare i tanti sospiri e le tante llusioni ad un tempo e ad un luogo perfetto, che forse appartiene al passato. La versificazione di Claudio Malune è lieve, leggera come piuma, e accenna all'amore senza mai sciuparlo, esaurirlo. L'autore talvolta tiene sospesi i suoi desideri in un limbo di necessaria irrealizzabilità, è così che il sogno si confonde con la realtà, l'ormai trascorso con ciò che ancora deve accadere. Egli in queste pagine costruisce altresì, parola dopo parola, il suo personale "giardino sentimentale", in cui ogni elemento è scelto con cura e i cicli delle stagioni rappresentano il ciclico reiterarsi dell'esperienza, come la sua primavera (speranza, slancio, promessa) che non conosce confini di sorta, che non si esaurisce con il trascorrere dei giorni:

[...]

E quasi dimentica dell'Autunno,

la foglia che lascia la vita

si fa dolce, quando la calpesti,

mai ignara del cielo

quando di nuvole ti rivesti...

Scivola via l'Inverno,

umido di cera:

solo le tue labbra potrebbero capirmi,

imitando d'erba il sapore della Primavera...

(Le Quattro Stagioni della tua Bellezza)


Tutto dunque, in continuo divenire altro, come le stagioni e il paesaggio, scorre sotto la penna dell'autore che non teme di affrontare neanche i lati più bui della propria coscienza ("La solitudine del Firmamento, / seppure così divino, / eppure così lento: / fugando la luce come girasole al rovescio, / spalle al sole, / al sentimento...", Svegliarsi nell'ambito della notte), poiché proprio attraverso lo "specchio" della natura egli riesce a rintracciare il senso della sua scrittura, il significato profondo della sua ricerca:


 

[...]

Chi ti coglie avrà un segno pulsante

nei polpastrelli,

una goccia come di tramonto ebbro

ad arrossare la pelle ruvida,

i lineamenti gemelli...

Punto da una rosa,

ah, morirne,

morirne,

dando un senso ad ogni cosa...

(Il sigillo del bacio di una rosa)

 

La rosa in questi versi è simbolo di volubile potere ("È facile per te che sei rosa / impallidire ad ogni vento, / bagnarti di tocchi tenui, / insegnarci il portamento..."

Il sigillo del bacio di una rosa), di femminile padronanza del gesto, come se, al suo "portamento" appunto, l'Io lirico non abbia armi o scudi da frapporre.

Ricorre difatti in questa silloge l'idea di un femminile straordinariamente poetico, "ispiratore" ma finanche

pericoloso, minaccioso ("Dio ti guarda, anche adesso, / è ben consapevole del suo gioco: / sa che ha colorato perfettamente la sua tavolozza / quando ti ha dipinto lo sguardo, / intingendo il suo volere / direttamente nel fuoco... / Ah, ma ti sei mai soffermata ad osservare / le lacrime del sughero quando piove?", L'albero di sughero), fonte di un desiderio di abbandono che talvolta tuttavia anticipa la "caduta":

[...]

Ah, ma se solo potessi scegliere di rinascere...

Sì, che tu fosti così cortese da velarti tutta di sapori

e rubarmi lo spirito,

ma nell'insinuazione del bel gesto d'aprirmi

6

hai lasciato che cadessero le bianche sementi

di questo sogno ardito.

Chiedimi di contar le ore passate a svagarmi sui tuoi muti accenti

e io non saprei più tracciarne una fine.

[...]

 

(Notte. L'Oleandro. Tu. L'Addio)


È su questa ambivalenza, sul tema della caduta, che la poesia di Claudio Malune riesce a mantenersi sospesa, irrisolta. In ciò che quindi, nel bene e nel male, può significare confidare negli altri, abbandonarsi agli altri, attraverso un gesto ("Ma il tocco sublime, / il tocco segreto delle tue dita / lo riconoscerei fra altri mille, / come fossero le uniche", L'imbarazzo prima del tocco), o un flusso di parole:

 

[...]

Apri alle onde,

di marea in marea,

seguile,

osservale mentre coprono

quel lento moto incestuoso

che consumano di giorno con l'oceano,

di notte con la terra salata...

Raccoglile,

semmai un giorno le mie parole

dovessero caderti fra le ciglia...

(In memoria del tempo in cui stringerti era tutto)

 


(Prefazione a cura di: Marina Paola Sambusseti)

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