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Domenica 17 Ott 2021
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Laureano Albán: 'Gli infimi crepuscoli'

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Laureano Albán

Gli infimi crepuscoli



A Conchita Rafael Morales

Amo le cose che consumate brillano
come se i crepuscoli fossero
fermi in esse ardendo per sempre.

I bordi delle sedie raffinati
dalla devozione chiara delle dita.
I bicchieri trasparenti per servire
sorgenti distanti.
I selciati sottomessi all'ombra.
Le vesti sfilate dall'aria.

Amo la loro affaticata servitù
di diamante appagato,
la sommessa passione dei loro silenzi.

Amo la loro anima d'autunno che fu alta
e condivise gli occhi del miracolo.

Il loro modo di darci l'oblio,
senza pianto né violenza,
come una saggia prossimità che splende,
come la mano dell'amore senza nessuno.

Amo i libri vecchi
manipolati dalla luce,
i ciottoli che stanno nella mano
dove ardono paesaggi lontanissimi.

Perché va verso l'addio la loro lenta musica,
si abbracciano all'ombra senza gemere,
silenziose come il fuoco dimenticato delle lampade
che restano sole al giungere dell'alba.


(da 'Herencia del otoño', 1980 - Traduzione di Tomaso Pieragnolo)


[ FONTE ]


Laureano Albán (Turrialba, Costa Rica, 1942)

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